«Ascolto le pietre, colgo i volti intorno a me. Cerco di costruire ponti verso il futuro fissando il passato con occhi limpidi. Sono ispirato dalla luce e dal suono, da spiriti invisibili, dalla netta coscienza del luogo e dal rispetto della storia». Daniel Libeskind
Grande interesse per il ciclo di lecture dei quattro grandi architetti intervenuti all’ i.lab in occasione della settimana di inaugurazione. Oltre 1.200 complessivamente le persone che hanno partecipato alle quattro giornate di conferenze e visitato il nuovo centro di Ricerca e Innovazione.La settimana si è aperta martedì con Odile Decq, architetto francese vincitrice del Leone d’oro di Venezia, che concepisce l’architettura come un “equilibrio dinamico” attraverso l’opposizione di concetti, forme e di materiali utilizzando prodotti hi-tech come il vetro e il metallo contrapposti a quelli più tradizionali come il legno.Il giorno seguente, il pubblico ha potuto assistere alla conferenza di Zhang Ke, giovane architetto cinese cofondatore dello studio Standardarchitecture, impegnato nei settori della pianificazione urbana, del landscape design e dell’industrial design, che concentra la propria attenzione nella realizzazione di nuove idee e di visioni urbane. Giovedì è stata la volta di Mario Cucinella, architetto italiano che ha tenuto una lunga lezione di “empatia culturale” sui temi più ampi della sostenibilità urbana, presentando anche il progetto Building Green Futures, l’associazione no-profit creata per promuovere la progettazione sostenibile e l’uso di fonti di energia rinnovabile per contribuire a migliorare le condizioni di vita dei Paesi in via di sviluppo. Gli incontri sono terminati venerdì con l’intervento del maestro Daniel Libeskind, che ha richiamato oltre 400 persone tra professionisti e studenti. Sopravvissuto ai lager nazisti, musicista, artista, Libeskind progetta grandi opere culturali, commerciali e residenziali in tutto il mondo tra cui il master plan per il World Trade Center, il Museo Ebraico di Berlino, la Freedom Tower di New York con la sua concezione di architettura interessata alla realizzazione di elementi che vanno dallo spazio urbano a quello più privato, intimo, della casa in cui si muove l’uomo.
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