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La Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici dell’ONU (UNFCCC) e il suo Protocollo di Kyoto forniscono la cornice internazionale per combattere il cambiamento climatico. La Convenzione ONU, che rappresenta la prima misura internazionale introdotta per affrontare il problema, è stata adottata nel maggio 1992 ed è entrata in vigore nel marzo 1994. Da allora 189 governi – quasi la totalità dei governi del mondo – l’hanno ratificata. La Convenzione obbliga le Parti a definire programmi nazionali per la riduzione delle emissioni di gas serra e a render conto regolarmente sui risultati effettivamente conseguiti. Richiede inoltre ai Paesi industrializzati – ma non ai Paesi in via di sviluppo – di stabilizzare il livello delle emissioni ai livelli del 1990 entro il 2000. Le Parti della Convenzione ONU si riuniscono annualmente per valutare i progressi conseguiti e discutere ulteriori misure e sono attualmente in funzione numerosi strumenti di monitoraggio e di reporting per seguire l’andamento delle emissioni di gas serra.
Quando la Convenzione venne adottata, i governi erano consapevoli del fatto che gli impegni assunti non sarebbero stati sufficienti per fronteggiare seriamente i cambiamenti climatici. L’11 dicembre 1997, nella città giapponese di Kyoto, è stato fatto un passo ulteriore con l’adozione di un trattato attuativo della Convenzione: il Protocollo di Kyoto. Inizialmente il Protocollo ha fissato limiti vincolanti delle emissioni di gas serra per 38 Paesi industrializzati e per la Comunità Europea a 15. Ha anche introdotto strumenti innovativi basati sui meccanismi di mercato, noti come i meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto, mirati a contenere i costi dell’abbattimento delle emissioni. In base al Protocollo, i Paesi industrializzati sono tenuti a ridurre le emissioni di 6 gas a affetto serra (CO2, il più importante, metano, protossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafloruro di sodio) di circa il 5% rispetto ai livelli del 1990 durante il primo periodo di applicazione 2008-2012. È stato scelto un orizzonte quinquennale di impegno, piuttosto che annuale, per escludere dalle valutazioni eventuali fluttuazioni annuali delle emissioni dovute a fattori non controllabili come la meteorologia. Non sono stati fissati obiettivi di emissione per i Paesi in via di sviluppo.
Il Protocollo di Kyoto è entrato in vigore il 16 febbraio 2005. Per la sua entrata in vigore era infatti richiesto che almeno 55 Paesi aderenti alla Convenzione ONU ratificassero, e che comunque i Paesi ratificanti dovessero rappresentare complessivamente una quota di emissioni di CO2 pari al 55% delle emissioni generate dai Paesi industrializzati nel 1990. Il primo obiettivo è stato raggiunto nel 1998, ma il secondo solo il 18 novembre 2004, quando la Russia (responsabile, nel 1990, del 17,4% delle emissioni di CO2 dell’area industrializzata del mondo) ha ratificato il Protocollo, garantendo il raggiungimento della quota di 55% di emissioni rappresentate. Il Protocollo di Kyoto è entrato in vigore dopo 90 giorni, momento a partire dal quale gli impegni presi dai vari Paesi sono divenuti vincolanti. Al 6 febbraio 2006, 160 Paesi e l’Unione Europea avevano già ratificato il Protocollo. Tre Paesi che avevano orginariamente firmato il Protocollo non lo hanno poi ratificato: gli Stati Uniti, l’Australia e Principato di Monaco. Oggi 35 Paesi industrializzati e l’Unione Europea sono obbligati a raggiungere gli obiettivi di Kyoto.
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